Breve storia del popolo rom lametino

Dalle prime presenze documentate agli insediamenti contemporanei: un secolo di storia tra marginalità e ricerca di inclusione
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La presenza del popolo rom nel territorio lametino è documentata già a partire dagli anni ’30, molto prima della nascita del Comune di Lamezia Terme. Si tratta di famiglie che nel tempo hanno vissuto in questo territorio, diventandone parte integrante, pur restando ai margini della società. 

Negli anni ’50 e ’60 sorgono i primi insediamenti stabili lungo i torrenti Piazza e Cantagalli: baraccopoli autorizzate, con servizi minimi concessi dal Comune, come lavatoi, rete fognaria ed elettricità. Una condizione precaria, ma riconosciuta, che segna una fase di relativa stabilità.

Tra emergenze e soluzioni temporanee

Nel marzo 1969 la situazione cambia drasticamente: l’ufficiale sanitario denuncia il grave rischio per l’igiene pubblica nel campo di Sambiase, chiedendone l’abbattimento. Seguono proteste e tensioni, ma nessuna soluzione condivisa. Tra gli anni ’70 e ’80 la questione entra nel dibattito pubblico senza trovare risposte strutturali. 

È solo con l’inverno del 1981, segnato da piogge intense e condizioni estreme, che l’emergenza abitativa diventa evidente a tutti: le baracche risultano inagibili. La Regione Calabria interviene stanziando fondi per prefabbricati, che vengono collocati nel 1982 nell’area di Scordovillo. Doveva essere una soluzione temporanea, ma si trasforma in una realtà stabile e segregante.

Dal campo al futuro possibile

Nel tempo Scordovillo cresce fino a diventare il più grande campo rom del Mezzogiorno, con gravi criticità ambientali e sociali, culminate nel sequestro preventivo del 2011. Negli anni successivi alcuni nuclei familiari vengono trasferiti, ma il rischio di creare nuovi isolamenti resta alto. 

Oggi il campo ospita 96 famiglie per un totale di 403 persone, di cui oltre un quarto minorenni: una comunità giovane, con un futuro ancora aperto. Nonostante i numerosi interventi, il superamento definitivo del campo non è ancora avvenuto. 

“Intrecci - Abitiamo il Lametino” si pone questa sfida storica: "Intrecci - Abitiamo il lametino" ha un obiettivo chiaro: costruire una comunità accogliente e inclusiva, dove le persone lametine di origine rom e quelle non rom vivano le une accanto alle altre, affinché il campo di Scordovillo diventi solo un ricordo.
 

Una storia che attraversa quasi un secolo.